Recensioni

I COLORI DELLA PASSIONE

The Mill & the Cross (Polonia, 2011)

Regia: Lech Majewski

Durata: 92’

Attori principali: Rutger Hauer (Pieter Bruegel), Charlotte Rampling (Mary), Michael York (Nicolaes Jonghelinck)

Genere: Drammatico

Sinossi: Il film si ispira al celebre quadro La salita al Calvario di Pieter Bruegel il Vecchio, ambientato nelle Fiandre del XVI secolo durante le repressioni religiose.

Si può entrare in un quadro e partecipare alla scena che vi è rappresentata? Ovvero possono i personaggi dipinti prendere vita e raccontarci il loro quotidiano? In questo lungometraggio sembra possibile che avvenga questa strana suggestione, grazie a una combinazione di fattori da cui nasce questo straordinario film.

Innanzitutto la grande ammirazione per Bruegel di Majewski, anche lui pittore e artista a tutto tondo, attento ad analizzare aspetti compositivi e formali del dipinto “La salita al Calvario”, raffigurante la situazione delle Fiandre del XVI secolo occupate dalla Spagna, che mette in atto una durissima repressione religiosa dopo la riforma luterana.

Metaforicamente, la passione di Cristo si ripete dove i potenti perseguitano la libertà di pensiero e questo rende il quadro e il film di tragica attualità nel sovrapporre due piani temporali lontani, il 33 d. C. e il 1564, anno in cui Bruegel termina la tela.

Non ultimo motivo grazie al quale gli spettatori hanno la possibilità di immergersi nella vicenda narrata sulla tela, la scenografia, realizzata grazie a sofisticate tecnologie che riproducono lo sfondo del dipinto. La somma di questi elementi crea una fusione tra storia rappresentata e contemplazione quasi ipnotica da parte dello spettatore, immerso nella narrazione da cui esce solo alla fine, quando con un lento zoom out il quadro si allontana, su una parete del museo viennese dove è custodito.

Maestro nella ricostruzione dettagliata degli ambienti e dei costumi, tratti da uno studio attento delle testimonianze storiche e dai quadri di artisti fiamminghi, Majewski sa accostare alla coreografica narrazione di singole vicende casualmente intrecciate la riflessione dell’artista nella costruzione della sua opera, immaginando che sia come la tela di un ragno, a cerchi concentrici. Il punto focale è un mulino posto su una roccia altissima. Da qui il mugnaio si affaccia e assiste imperturbabile al bene e al male che sono parte della vita umana. Nel brulicare dei personaggi del corteo, il dolore di Cristo passa quasi inosservato, pochi sembrano cogliere la portata dell’evento, come anche il soffrire della popolazione perseguitata viene accettato come inevitabile.

Il regista immagina che il pittore, fuori dal quadro, spieghi a un mercante d’arte come intende rappresentare la scena, centrata sulla coesistenza di due aspetti opposti nella natura dell’uomo. Da un lato la Vita, simboleggiata da un albero frondoso in un paesaggio rigoglioso, dall’altro la Morte, una terra secca dove si innalzano i pali della tortura. Le sequenze in cui appaiono l’artista e il collezionista sono le uniche dialogate, mentre nelle scene di vita quotidiana domina il silenzio.

Nel film esondano gli spunti di riflessione che lo spettatore si porta dentro, e lo accompagnano anche dopo la visione.

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